Un'oscura, antica leggenda che circola tra gli abitanti della Pennsylvania nella parte contro-meridionale dello stato parla del Popolo del Fuoco. Questi esseri magici cercano rifugio nei focolari, nelle fucine dei fabbri, nei tronchi riarsi ai margini dei giardini: in ogni luogo che ospiti tizzoni ardenti e fiamme vive. E' d'uso lasciare loro dei dono davanti al focolare: pezzi di carne arrostita, erbe magiche, oppure un foglio di pergamena bianca vergato da parole d'onore nel tentativo di placare i loro possenti spiriti.
di lignaggio magico sia in grado di comandare gli esseri del fuoco, ma ancheOgni accenno di fiamma o di magia, ogni scintilla o incantesimo può generare il Popolo del Fuoco. Queste creature primordiali sono considerate imprevedibiili, proprio come gli esseri viventi, e più di un incantesimo magico è stato memorizzato e lanciato dai residenti del luogo nel tentativo di controllare il fantastico popolo delle scintille e del fuoco. Nei secoli, l'origine delle parole è andata perduta, anche se alcuni studiosi fanno risalire queste forme di sortilegio ai miti germanici e teutonici. Si ritiene che soltanto una persona che questi poteri celino inevitabilmente la possibilità del sacrificio. Alquanto stranamente, molti residenti locali non ricordano la leggenda del Popolo del Fuoco, e continuano a fare uso di questi incantesimi senza alcuna cognizione delle possibili conseguenze.
Le Arpie La parola arpia deriva dal greco arpazo, ovvero "rapisco". Figlie di Echidna e Tifeo, erano tre sorelle: Aello ("tempesta"), Ocipete ("colei che vola rapida") e Celeno ("oscura", con riferimento alle nubi tempestose) (quest'ultima, secondo Omero si sarebbe chiamata Podarge "piè veloce"). Si credeva fossero le portatrici della vendetta divina e che volassero con la rapidità delle tempeste. Erano le "furie" del mare, rapivano i naufraghi, sucessivamente vennero dipinte come divinità infernali che rapivano le anime dei morenti. Rappresentate fino al petto come donne bellissime poi hanno il corpo di uccello, in altre legende sono vecchie con i seni cadenti. Sono presenti in numerosi classici della letteratura.
Odissea: "ecco che le fanciulle le Arpie rapirono in aria, e in balia delle Erinni odiose le diedero."
Eneide: "Strofadi grecamente nominate Son certe isole in mezzo al grande Jonio, Da la fera Celeno e da quell'altre Rapaci e lorde sue compagne arpie Fin d'allora abitate..."
sempre Eneide: "Altro di queste Più sozzo mostro, altra più dira peste Da le tartaree grotte unqua non venne. Sembran vergini a' volti, uccegli e cagne A l'altre membra; hanno di ventre un fedo Profluvio, ond'è la piuma intrisa ed irta, Le man d'artigli armate, il collo smunto, La faccia per la fame e per la rabbia Pallida sempre, e raggrinzita e magra..."
Orlando Furioso: "Erano sette in una schera, e tutte Volto di donne avean pallide e smorte, Per lunga fame attenuate e asciutte Orribili a veder più che la morte: L'alaccie grandi avean deformi e brutte, le man rapaci, e l'ugne incurve e torte; Grande e fetido il ventre, e lunga coda Come di serpe che s'aggira e snoda..."
Divina Commedia (inferno): "Ali hanno late, e colli e visi umani, piè con artigli, e pennuto l'gran ventre; fanno lamenti in su li alberi strani..."
Regina delle fate: "le infernali Arpie, profetesse di un triste destino"
Paradiso riconquistato: "con suono d'ali di Arpia e strepito di artigli" (scomparve il banchetto di Satana)
Tra tutte le leggende marinare nessuna è più inquietante ed allo stesso tempo affascinante di quella dell'Olandese Volante. La leggenda si basa su una nave realmente esistita, capitanata da un vero lupo di mare, Hendrik Vanderdecker che nell'anno del Signore 1680 fece vela da Amsterdam diretto a Batavia, nelle Indie Olandesi. Per contratto, avrebbe dovuto riportare in patria un carico di merci per conto della compagnia che possedeva la nave, ma Vanderdecker, non senza malizia, aveva stimato di poter acquistare anche altre mercanzie per suo conto, in modo da rivenderle ed arricchirsi senza dover nulla dividere con la compagnia che gli dava lavoro.
La nave, secondo la leggenda, fu investita durante la traversata da un formidabile uragano tropicale, ed il capitano tentò ogni possibile manovra per farla procedere. Contro ogni precauzione, il capitano affrontò la tempesta come se si trattasse di una sua sfida personale, anzi, davanti ai suoi ufficiali, giurò che avrebbe sfidato la sorte e doppiato il Capo di Buona Speranza. Ciò provocò il terrore tra i marinai, che ammonirono Vanderdecker per un comportamento che andava contro ogni regola, e che metteva in pericolo la vita di tutti e lo supplicarono, nel nome di Dio, di abbandonare i suoi folli propositi ed attendere il placarsi della tempesta. Nulla, però, poté fermarlo, e la nave, in preda alla furia del mare, fu presto sopraffatta, si spezzò in due tronconi e tutti i suoi occupanti perirono tra i marosi. Per punizione, Vanderdecker fu condannato ad espiare la grave responsabilità della morte di tutto il suo equipaggio governando la sua nave fino al giorno del Giudizio. La leggenda, come si vede, è suggestiva e romantica, ma molti testimoni la prendono davvero sul serio, e giurano che non si tratta, tutto sommato, di una pura e semplice storia da focolare. Nell'anno 1835 il comandante e l'equipaggio di una nave inglese avvistarono, durante un fortunale, un vascello che "…si avvicinava attraverso l'infuriare della tempesta, con tutte le vele spiegate". Il comandante ordinò immediatamente di segnalare la loro presenza, poiché il veliero, a velocità incredibile, si avvicinava alla fiancata, rischiando un rovinoso quanto mortale impatto. Poi, improvvisamente, quando ormai era giunto ad una distanza pericolosamente breve, scomparve nel nulla, lasciando sbigottiti tutti i presenti. Nel 1881, la nave inglese Baccante, un legno di classe mercantile, perse un uomo in mare. Il rapporto ufficiale che fu stilato in merito all'episodio ha dello sconcertante: "Meyers, marinaio, affogato tra i flutti nonostante fosse stato fatto ogni sforzo per porlo in salvo. Caduto in mare dopo aver avvistato un singolare vascello che, sebbene avesse le vele ridotte a brandelli, seguiva la nostra identica rotta fino a portarsi pericolosamente in poppavia." Un altro più "recente" avvistamento dell'Olandese Volante avvenne, a quanto si dice, nel marzo del 1939 sulla spiaggia di Glencairn, in Sudafrica. Il giorno dopo, un giornale locale, riportò la notizia che dozzine di bagnanti avevano osservato la nave e si soffermò sui particolari della visione facendo notare come il vascello avvistato aveva tutte le vele a brandelli e procedeva rapidamente nonostante la completa assenza di venti. Alcuni studiosi, hanno spiegato l'avvistamento collettivo di Glencairn come un miraggio. Ma tuttavia, questa spiegazione non ha suscitato molta convinzione, anche se rientra nel novero delle probabilità, perché sarebbe stato difficile per i bagnanti di Glencairn immaginarsi un veliero del diciassettesimo secolo in maniera così particolareggiata, dal momento che la maggior parte di loro non ne aveva mai visto uno!
Il termine stregoneria si riferisce all'utilizzo di forze soprannaturali al fine di piegare gli eventi e la "mondanità" al proprio volere. Nella nostra cultura e nell'immaginario collettivo, la parola stregoneria viene di solito usata con differenti significati: come sinonimo di fattura, di incantesimo o addirittura come metafora per indicare il potere emotivo di una persona su un'altra. Nella lingua inglese il termine witchcraft (stregoneria) deriva da wiccecraeft ( o wiccecraefte, wicchecraefte, wichecraft o anche wesch-craft e wicche craft), che letteralmente significa arte (capacità, abilità) della "strega" (che in inglese antico è wicca, wicce o wiccian). Chi è la strega con la sua misteriosa ed antica arte? Il sostantivo witch (strega) potrebbe derivare dall'antico verbo teutonico wik, che significa piegare, oppure dalla radice indoeuropea weik, con accezione magico-religiosa.
In ogni caso pare opportuno definire strega chiunque faccia uso di arti magiche per piegare la realtà ai propri desideri. Una domanda sorge spontanea: com'è stato possible che questo concetto così semplice si sia incrostato di tante connotazioni emotive? Possiamo dire, in un certo senso, che la nostra cultura e la nostra storia con tutte le sue esperienze religiose è stata caratterizzata dal suo rapporto con la stregoneria e con le streghe. Comprendere il termine "strega" significa comprendere l'antropologia, la storia, la storia delle religioni, la storia dei rapporti tra i sessi e soprattutto l'inconscio dell'essere umano. Se è vero che esuste una sconfinata letteratura sull'argomento, è altrettanto vero che alla base di ogni teoria sta la comprensione delle facoltà del cervello umano di costruire immagini, del suo bisogno di miti e magie, del suo bisogno di denunciare tutto ciò che non comprende, della sua capacità di trasformare comuni desideri in immagini e archetipi, e di tramutare detti desideri in demoni e streghe. Quel che però bisognerebbe sempre tener presente, quando si parla o si pensa alle streghe è che esse sono innanzitutto delle donne. Dimenticarsi di ciò significa certamente non comprenderne neppure lontanamente la natura. "Strega" è più probabilmente che qualsiasi altra cosa, un termine che designa il mistero dell'essere femminile e che ne contraddistingue quelle connotazioni che rendono al tempo stesso la donna delicata e letale, affascinante e terribile. La storia ha temuto la donna poichè è sempre stata concepita come storia dell'uomo. La storia ha temuto le streghe perchè esse erano donne.
Esistono, però, anche documenti ufficiali che provano l'esistenza di esseri le cui vicende sono spesso sconcertanti. Uno di questi esseri è certamente la contessa Elizabeth Bathory, considerata la vampiressa più sanguinaria della storia. Nata nel 1560 in una delle più antiche e ricche famiglie della Transilvania, Elizabeth Bathory aveva molti parenti potenti - un cardinale, alcuni principi, ed un cugino che era primo ministro d'Ungheria; il più famoso dei Bathory fu Re Stefano di Polonia (1575-86). La nostra contessa convolò a giuste nozze con l'allora ventiseienne Conte Ferencz Nasdasdy quando aveva appena 15 anni. Con il consorte visse nel Castello Csejthe nella contea di Nyitra, in Ungheria. Il Conte, soprannominato "l'eroe nero di Ungheria", trascorreva molto tempo lontano da casa per combattere; durante le sue ripetute assenze, il servo di Elizabeth, Thorko, la iniziò alle arti dell'occulto. Elizabeth, per un breve periodo, scappò con un misterioso straniero, per poi far ritorno altrettanto misteriosamente a casa. Il Conte la perdonò, ma Elizabeth, tornata al castello, iniziò ad entrare in conflitto con la suocera e, cosa assai più terribile, iniziò a torturare le serve con l'ausilio della sua vecchia balia Iloona Joo. Con la morte di Ferencz nel 1600 inizò il periodo delle più grandi atrocità volute da Elizabeth che, per prima cosa, scacciò l'odiata suocera dalla sua dimora. Ormai quarantenne, la contessa soffriva di una incurabile e malsana vanità, ed iniziò a preoccuparsi della perdita della bellezza che inesorabilmente sfioriva con gli anni. Si narra che una serva, per averle tirato i capelli mentre l'acconciava, fu colpita dalla contessa, infuriata, così forte da causarle un'emorragia; il sangue della giovane bagnò la mano di Elizabeth che immediatamente si convinse che la sua pelle avesse acquisito la freschezza della giovane ragazza attraverso il suo sangue; la Contessa era sicura di aver scoperto il segreto dell'eterna giovinezza. Coadiuvata dal sinistro Thorko e dal maggiordomo, spogliò la serva e la dissanguò, versando il suo sangue in una vasca, dopodiché si vi si immerse. Sue complici furono anche due presunte fattucchiere, Darvula e Dorottya Szentes. Per i 10 anni successivi, Elizabeth si faceva fornire dai suoi malefici servitori di nuove ragazze per il rituale bagno di sangue. Una delle vittime però, riuscita a scappare, informò le autorità sui terribili delitti che accadevano al Castello Csejthe. Il re Mathias di Ungheria, sconcertato da tali fatti, ordinò al Conte Cuyorgy Thurzo, che era cugino di Elizabeth e governatore della provincia, di perseguire la Contessa attaccando il castello. Il 30 dicembre del 1610, il suo esercito assalì il dominio di Elizabeth. Una volta penetrati nel Castello, gli invasori si trovarono di fronte ad uno spettacolo terribile: una ragazza morta nella stanza principale, completamente dissanguata ed un'altra viva con il corpo cosparso di fori; nei sotterranei trovarono molte altre ragazze imprigionate e, sotto il castello, i corpi di almeno altre 50 vittime. Elizabeth fu arrestata e, l'anno seguente si svolse il suo processo a Bitcse. La Contessa si rifiutò di dichiararsi colpevole o innocente e non si presentò mai al processo. Di questa causa fu fatta una trascrizione che è pervenuta sino ai giorni nostri. Johannes Ujvary, il sinistro maggiordomo, fece testimonianza di circa 37 ragazze assassinate, sei delle quali egli aveva assunto personalmente per lavorare al castello. Nel perpetrare le atrocità spesso le vittime venivano legate e tagliate con forbici e coltelli. A volte erano le due fattucchiere a torturare le giovani serve, a volte la stessa contessa. Secondo la testimoniaza della vecchia balia di Elizabeth, circa 40 ragazze erano state torturate ed assassinate. Tutti gli artefici di questa tenebrosa ed agghiacciante vicenda, tranne la Contessa Bathory, furono decapitati e cremati escluse le due streghe che furono arse vive. Elizabeth non fu mai condannata per gli omicidi, ma fu eseguito l'ordine per cui le porte e le finestre della sua camera da letto fossero murate con lei dentro, lasciando solo un piccolo spazio dal quale far passare il cibo. Re Mathias II chiese successivamente la pena di morte per la Contessa ma, su richiesta del di lei cugino primo ministro, rinviò a tempo indeterminato l'esecuzione della pena capitale, copndannando di fatto Elizabeth ad una reclusione solitaria a vita. Nel 1614, 4 anni dopo la carcerazione, una della guardie notò la contessa riversa a terra, immobile. Elizabeth Bathory, la "Contessa sanguinaria", era morta.
La leggenda Le strade più buie di New Delhi sono finite sui giornali, nel maggio scorso, a causa della terrificante presenza" in quei quartieri di una misteriosa creatura mascherata. 'l'uomo scimmia", come l' hanno battezzato i giornali avrebbe attaccato ripetutamente i residenti, ferendone alcuni e portando tre persone al suicidio.
Nessuna traccia del suo passaggio però è mai stata trovata, al punto che sono in molti a credere che la creatura, oltre a poter compiere balzi di 30 metri, tosse in grado di rendersi invisibile. Le testimonianze sul suo aspetto sono discordanti: c'è chi lo descrive come un mostro metà uomo e metà scimmia, chi sostiene che indossasse una tuta nera aderente con elmetto e possedesse artigli affilati. Altri si concentrano sulla sua forza sovrumana e sulla sua capacità di fare salti: qualcuno sostiene persino che avesse qualche marchingegno nei tacchi per muoversi velocemente. Di sicuro c'è il fatto che la polizia della capitale indiana è stata mobilitata per quasi 2 mesi. Lo stesso tipo di avvistamento è stato riportato circa 150 anni fa, a Londra. E ci ha aiutato a ricostruire questa strana storia.
Tuta nera ed elmetto A Londra tutto era iniziato nel 1837. 0 almeno è a quell'anno che risalgono i primi resoconti delle apparizioni di una creatura chiamata "Jack il Saltatore" o "Spring-Heeled-Jack" (Jack tacchi a molla) per la sua capacità, analoga a quella del mostro di New Delhi, di compiere grandi balzi.
Ma le somiglianze non finiscono qui. Anche Jack tacchi a molla era infatti un mostro ibrido, secondo alcuni mezzo uomo e mezzo pipistrello, mentre altri raccontano di un uomo fortissimo vestito (altra analogia con il mostro di New Delhi) con tuta aderente nera ed elmetto e capace di sputare fuoco. Qualunque fosse il suo aspetto, una serie di aggressioni improvvise (come a New Delhi) portò un cittadino a scrivere una lettera al sindaco di Londra, in cui si denunciava un misterioso Jack il Saltatore.
E da quel momento le denunce di presunte vittime fioccarono sempre più numerose. Gli avvistamenti si moltiplicarono e Jack divenne popolare tra il 1850 e 1860 fu avvistato quasi ovunque in Inghilterra. Talvolta si divertiva a prendere a schiaffi le sentinelle, in altri casi saltava dentro la casa di qualcuno che aveva la finestra-aperta, buttava all'aria i mobili e poi si dileguava con un nuovo balzo.
Si pubblicarono di libretti su di lui, furono scritte commediole e le mamme presero a raccomandare ai bambini di fare i buoni o sarebbe arrivato Jack il Saltatore.
L'ultima sua apparizione risaliva però al 1904. Fatti simili pare siano accaduti negli anni '60 del XX secolo negli Usa dove fu visto qualcosa che faceva grandi balzi nella notte e che fu chiamato "Owlman" (Uomo Gufo) o "Mothman" (Uomo Falena). Chi era Jack tacchi a molla? Chi è il mostro di New Delhi? Possibile che siano la stessa persona, riapparsa dopo 100 anni? E se non è così (come è più logico credere), in che modo si possono spiegare le strane analogie?
Anche le indagini sui due mostri hanno portato a conclusioni simili. Del passaggio di entrambi non sono state trovate tracce tangibili. In entrambi i casi alcune delle ferite riportate dalle vittime sono risultate inferte da animali o auto inflitte da persone mentalmente instabili. Le dichiarazioni dei testimoni sono state vaghe e contraddittorie. Come gli articoli scandalistici dei giornali inglesi alimentarono gli avvistamenti di Jack il Saltatore, la stessa cosa è accaduta anche a New Delhi.
FOTO: Sputava Fuoco? Ricostruzione moderna di Jack tacchi a
molla: protetto da un elmo e capace di sputare fuoco.
Poi arrivò lo Squartatore
Nel rapporto della polizia indiana si legge che "è stato a causa di resoconti giornalistici infondati che molti si sono sentiti incoraggiati a "raccontare di bizzarre creature". In entrambi i casi, infine, furono individuate persone che, approfittando del clima di terrore, impersonavano la misteriosa creatura per scherzi di cattivo gusto (260 delle segnalazioni indiane sono risultate scherzi) o per rubare. La conclusione della polizia indiana non è dissimile da quella londinese: "Il misterioso uomo-scimmia è un frutto dell'immaginazione collettiva". In altre parole, si sarebbe trattato di quelli che i sociologi chiamano in "un'illusione collettiva".
E poi arrivò Jack lo squartatore Pochi anni dopo il Jack tacchi a molla apparve un altro Jack, molto più crudele e reale: lo squartatore. Una scrittrice sostiene di averne scoperto l'identità. Fu un Jack ben più reale e criminale quello che terrorizzo Londra alla fine dell'800, uccidendo e mutilando 5 prostitute nel quartiere di Whitechapel. Nessuno ha mai scoperto la sua vera identità, ma recentemente la scrittrice Patricia Cornwell sostiene di aver individuato nel pittore Walter Richard Sickert l'autore dei delitti.
Malessere Isterico Di che cosa si tratta? "Le illusioni collettive" dice Robert E. Bartholomew, sociologo australiano "sono caratterizzate dalla diffusione rapida di credenze false o esagerate all'interno di una popolazione, e influenzano temporaneamente una particolare regione o cultura. Sono diversi i fattori che contribuiscono alla diffusione di illusioni collettive: i mass media, i pettegolezzi, ansietà o agitazione straordinaria, credenze culturali e stereotipi, il contesto sociale e politico e così via".
A Londra poteva esserci stata qualche aggressione per le strade. A New Delhi può essere che una scimmia si sia avvicinata troppo alle case, spaventando qualcuno. Basta questa scintilla e da quel momento qualunque cosa fuori dall'ordinario diventa colpa di Jack: due ubriachi litigano in strada? E' l'uomo scimmia che sta "aggredendo qualcuno!". Per fortuna tra le due storie una differenza c'è. Nella Londra vittoriana vicende di Jack il Saltatore furono presto soppiantate da quelle ben più orribili di Jack lo squartatore. A New Delhi l'ondata di panico ha avuto invece l'effetto di migliorare l'illuminazione stradale, portando così a una drastica riduzione del crimine.
Un fabbro ubriacone di nome Jack ebbe la sventura di incontrare il Diavolo in un pub, alcuni dicono nella notte di Halloween. Jack aveva bevuto troppo e stava per cadere nelle mani del Diavolo, quando riuscì ad imbrogliarlo offrendo la sua anima al Diavolo in cambio di un’ultima bevuta. Il Diavolo si trasformò in una moneta da sei pence per pagare l’oste e Jack riuscì velocemente a mettersi quella moneta nel borsellino. Poiché Jack teneva lì anche una croce d’argento, il Diavolo non poteva tornare alla sua forma originaria. Jack lascio andare via il Diavolo solo a patto che questi gli promettesse di non reclamare la sua anima per i successivi 10 anni. Il diavolo accettò.
Dieci anni dopo Jack lo incontrò di nuovo mentre camminava lungo una strada di campagna. Il Diavolo era tornato per la sua anima, ma Jack , riflettendo velocemente, gli disse: “ Verrò, ma prima potresti prendermi una mela da quell’albero?”. Il Diavolo, pensando di non aver nulla da temere, balzò sulle spalle di Jack per prendere la mela. Jack tirò fuori un coltello e intagliò una croce sul tronco dell’albero. Questo lasciò il Diavolo a mezz’aria, incapace di raggiungere Jack o la sua anima. Jack gli fece promettere di non tornare mai più per reclamare la sua anima e, non vedendo via d’uscita, il Diavolo accettò. Quando alla fine Jack morì, anni dopo, non fu ammesso in cielo, a causa della sua vita da ubriacone e truffatore. Così si recò all’entrata dello inferno, ma il Diavolo lo rimandò indietro perché aveva promesso di non prendere l ‘anima di Jack. “Ma dove posso andare? “, chiese Jack. “Torna da dove sei venuto!”, gli rispose il diavolo. Ma la strada del ritorno era buia e ventosa. Jack implorò il Diavolo di dargli almeno una luce per trovare la giusta via e il Diavolo gli gettò un carbone ardente che proveniva dalle fiamme dell’inferno. Per non farlo spegnere dal vento, Jack lo mise in una rapa che stava mangiando. Da allora Jack fu condannato a vagare nell’oscurità con la sua lanterna, fino al giorno del Giudizio. Jack della lanterna ( Jack o’Lantern) da allora fu il simbolo delle anime dannate. Quando il termine Jack o’Lantern apparve per la prima volta in uno scritto del 1750, si riferiva a una sentinella o ad un uomo che portava una lanterna. La gente credeva che la notte di Halloween gli spiriti ed i fantasmi abbandonassero le tombe per ricercare il calore delle loro vecchie dimore. Gli abitanti dei paesi, timorosi di essere visitati dai fantasmi di vecchi proprietari, si mettevano in costume per spaventare questi spiriti sulla strada del ritorno. Lasciavano anche del cibo ed altri doni (treat) vicino alla porta, in modo da placare gli spiriti e non far distruggere né le case né i raccolti. Iniziarono anche a intagliare e dipingere delle facce nelle rape in cui mettevano delle candele illuminate, sperando che il simulacro di un’anima dannata potesse fare scappare i fantasmi.